Sunday, November 21, 2010

STILETTO HEEL. CHARM & SEDUCTION AT THE MUSEO INTERNAZIONALE DELLA CALZATURA, VIGEVANO


Palazzo Ducale's first stable
Vigevano
(Photo by WOP)


Sono partite da Vigevano nel 2008 ed hanno attraversato il mondo per essere esposte a Pechino, durante i giochi olimpici, al Tikanoja Art Museum in Finlandia, al Museo del Costume a Madrid ed all’Hilton, nell'ambito dell'annuale ritrovo della Fashion Footwear Association of New York (FFANY).

Oggi sono di nuovo a casa, al Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano le splendide creazioni che testimoniano la storia del tacco a spillo “tra fascino e seduzione”. Per chi progetta una visita al Museo, lasciamo fare da guida ufficiale ad Armando Pollini, vigevanese, insegnante, designer e direttore artistico del Museo, col quale inauguriamo una collaborazione.

Testi tratti dal catalogo dell’esposizione "Tacchi a spillo. Tra Fascino e seduzione" 



STILETTO HEEL. CHARM AND SEDUCTION

STILETTO HEEL. CHARM AND SEDUCTION

STILETTO HEEL. CHARM AND SEDUCTION
Part 3/3 | PHOTOGALLERY



They left Vigevano in 2008 and travelled around the world to be seen in Beijing, during the Olympic Games, at the Tikanoja Art Museum in Finland, at Museo del Traje of Madrid and at the Hilton Hotel, during the annual meeting of Fashion Footwear Association in New York (FFANY).
Today the beautiful creations are back home at the International Footwear Museum of Vigevano. 
Before visiting the Museum, let's have a tour guided by Armando Pollini, teacher, designer and art director of the Museum. 

Texts from the exhibition catalog “Stiletto Heel. Charm And Seduction"




STILETTO HEEL. CHARM AND SEDUCTION. (Part 2/3)

English text below


IL TACCO A SPILLO, UN SIMBOLO DELLA MODA ITALIANA

La scarpa con il tacco a spillo rappresenta nell’ immaginario maschile il simbolo dell’ erotismo femminile, lo stereotipo della seduzione.

Dalle donne è amata perché slancia la figura, favorisce un portamento eretto, richiede passi brevi e un po’ ondeggianti, ed indossarla le fa sentire eleganti e sensuali. Per tutte queste ragioni, da oltre cinquant’ anni occupa un considerevole spazio nel loro cuore e nel loro guardaroba.

A differenza di altri modelli, ha conosciuto solo rari momenti di oblio: a metà degli anni ’60 quando la minigonna di Mary Quant, scoprendo le gambe, imponeva stivali e calzature a tacco basso, e negli anni ’70 quando le battaglie femministe e la moda hippy proponevano messaggi diametralmente opposti a quelli di compiaciuta seduzione espressi dal tacco a spillo.
Perché si sa, se gli abiti e gli accessori rappresentano uno status, le scarpe esprimono uno stato d’animo, un desiderio: voglio stare comoda, voglio apparire professionale e, col tacco a spillo, voglio sedurre.
Nella creazione di questo immancabile accessorio, Vigevano ha avuto un ruolo fondamentale.


Fu alla fine degli anni ’40, quando Christian Dior presentò la sua innovativa collezione “New Look” costituita da abiti sofisticati e iperfemminili, che i creatori di calzature Roger Vivier e Charles Jourdan a Parigi, Salvatore Ferragamo a Firenze, Alberto Dal Cò a Roma e Luciano Volta a Vigevano intuirono la necessità di abbandonare le linee massicce delle scarpe in voga nel dopoguerra, realizzate con zeppe e spesse suole in sughero che penalizzavano la figura, per orientarsi su modelli più eleganti e leggeri, che rappresentassero una netta chiusura col recente passato da dimenticare.




THE first one
At the International Footwear Museum Of Vigevano

Le linee si fecero  più minute ed i tacchi più alti, sebbene mai così sottili come auspicato dai disegnatori poiché il legno, che ne costituiva l’ anima, non sopportava un diametro così esiguo.
Allora iniziò a Vigevano, che in quegli anni occupava già uno spazio di rilievo nel panorama calzaturiero, una sfida tra gli imprenditori per chi avesse realizzato una scarpa col tacco più sottile ed insieme più resistente da essere immessa sul mercato.Il risultato fu un tacco costituito per metà di legno e per metà di alluminio, alto tra gli 80 e i 100 millimetri, con un sopratacco di 8 millimetri.


1953, JANUARY - L'Invitta di Re Marcello
16th International Market Show in Vigevano

Furono straordinari calzaturieri vigevanesi, come Gino Aldrovandi, Clemente Bellazzi, Cesare Martinoli, Gildo Comelli, Carlo Cacciola, Barbavara, i fratelli Pampuri e Re Marcello che, con la collaborazione del modellista bolognese Luciano Volta e dei Tacchifici di Molinella (Bologna) ed Elite (Legnano), produssero e presentarono, come documenta una foto ufficiale della manifestazione, i primi modelli delle calzature chiamate come il loro tacco, alla 16esima Mostra  Mercato Internazionale delle Calzature di Vigevano nel gennaio 1953.

Il successo di questa presentazione ebbe una positiva ricaduta sul settore dei macchinari per la produzione.  Vennero perfezionate macchine che consentivano  di aumentare sia la qualità  che la quantità di paia. La produzione in serie permise alle aziende, non solo vigevanesi, di affrontare in modo massiccio il mercato internazionale, affermando in tutto il mondo il valore della calzatura italiana.




Furono le tacco a spillo ad innescare quel meccanismo virtuoso che, alla fine degli anni ’50, portò le circa mille aziende presenti a Vigevano ad un’ esportazione complessiva di milioni di paia annue ed al primo considerevole approccio al Made in Italy da parte dei mercati stranieri.
Anche nel resto d’Italia si procedeva nella stessa direzione: a Firenze, Salvatore Ferragamo conquistava le star internazionali con creazioni innovative di straordinaria fattura, indossate da Marilyn Monroe, Lana Turner e Sofia Loren, i cui modelli saranno esposti alla Mostra; a Roma, Alberto Dal Cò ideò e costruì personalmente un tacco a spillo e i modelli ebbero immediato successo  procurandogli clienti affezionate  e celebri come Audry Hepburn, Soraya, Ava Gardner, Gina Lollobrigida e Linda Christian.

Questo eccezionale fermento è documentato dalla autorevole storica della moda Caroline Cox che, nel suo libro “Stiletto” (Ed. Mitchell Beazley – 2004), parla dell’invenzione delle tacco a spillo negli anni ’50 ad opera di calzolai italiani.


Dopo il black-out degli anni ’70, riaffermatasi una femminilità più compiaciuta e consapevole, il tacco a spillo è tornato alla ribalta internazionale con Andrea Pfister, Rossi Moda, Caovilla, Casadei, Pancaldi, Bruno Magli e Sergio Rossi e celebri marchi stranieri come Charles Jourdan.

E’ però alla fine degli anni ’90, con l’avvento di una moda estremamente sfarzosa, che se ne rinnova l’ altezza arrivando ai 150 millimetri e si enfatizza il suo ruolo di feticcio con forme più slanciate, decorazioni arricchite da ricami, materiali ricercati e pietre preziose. Dopo questa fase di esaltazione del lusso, e forse proprio grazie al suo impatto, la tacco a spillo rivive in questi anni un secondo “momento d’ oro”.

La ripropongono, nella sua originale eleganza, i grandi marchi come Armani, Ferragamo, Gucci, Roger Vivier, Manolo Blahnik, Christian Dior, Louis Vuitton, Karl Lagerfield, Givenchy, Emilio Pucci, Balenciaga, Christian Lacroix, e nuovi nomi come Christian Louboutin, Jimmy Choo, Giuseppe Zanotti per Vicini, Cesare Paciotti e Mark Jacobs.

Oltre a questi nomi, ormai consolidati, si affacciano sul mercato molti designer emergenti con proposte più estreme, destinate a tener viva l’attenzione su questo intramontabile oggetto del desiderio, che la città di Vigevano intende celebrare con la mostra “Il Tacco a Spillo. Fascino e seduzione”, con il legittimo orgoglio di averne determinato la storia ed il successo grazie alla creatività dei suoi imprenditori e alla inimitabile capacità della mano d’opera locale.

Armando Pollini
Direttore artistico del Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano.




IL TACCO A SPILLO | THE STILETTO HEEL

2/3 Forward by Pier Luigi Muggiati/Cristina Piazzolla

3/3 Photogallery 1953 - 1962


MORE ARMANDO POLLINI

ARMANDO POLLINI AT THE METROPOLITAN MUSEUM, NY
ARMANDO POLLINI V/S FIORUCCI




The stiletto heel, a symbol of the Italian fashion

The stiletto shoe represents in man's imaginary world the symbol of erotism, the stereotyped idea of seduction.
Women love it because it slims their body, it favors an erect posture, it asks for small rocking steps, and wearing it makes them feel elegant and sensual. For all these reasons, stiletto shoes have occupied a special place in their hearts and wardrobe, for more than 50 years.


Unlike other shoe models, it has been forgotten only for short periods of time: in the middle of the 60’s, when Mary Quant's miniskirt imposed the use of boots and low heel shoes, and in the 70's when the hippy movement sent messages contrary to the seductive emotions clearly stated with the stiletto heel shoe.
We all know that clothing and accessories represent a status, so do women's shoes express a mood, a desire: I want to feel comfortable, professional and, with stiletto shoes, I want to seduce.


Vigevano has had a main role in the creation of this unfailing accessory. At the end of the 1940's, when Christian Dior presented the new innovative collection "New Look", composed of sophisticated and superfeminine clothing, shoe producers like Roger Vivier and Charles Jourdan of Paris, Salvatore Ferragamo of Florence, Alberto Dal Cò of Rome and Luciano Volta of Vigevano realized they had to get rid of solid forming shoes, used in the aftermath of WW2, and steer toward more elegant and light models, leaving behind the past.
The forms became smaller and the heels higher, but never as thin as the designed ones, because the wood heel couldn't support too much weight with such a slender diameter. The resulting heel was half wood and half steel, between 80 and 100 millimeters with a heel tap of 8 millimeters. 


Extraordinary shoemakers like Gino Aldrovandi, Clemente Bellazzi, Cesare Martinoli-Caimar, Carlo Cacciola, Gildo Comelli, Bruno Barbavara, Pampuri Brothers and Re Marcello, along with the help of a shoe-modelist from Bologna named Luciano Volta and heel makers Molinella (Bologna) and Elite (Legnano,Milan) produced and presented at the XVI International Footwear Market Show, January 1953, as documented in an official display picture, the first shoe models named after their heel.
The success of this exhibition positively influenced the production of new machineries. New production tools were improved to increase quality and quantity. Mass production allowed many business enterprizes, not only from Vigevano, to face the International market, finally asserting the value of the Italian shoes in the world. 


Between 1950 and 1960, thanks to the stilettos, more than a thousand shoe makers in Vigevano managed to export more than 21 millions pair of shoes per year. It was the first massive "Made in Italy" mark left on foreign markets. 
All over Italy the trend was the same: Salvatore Ferragamo in Florence won over International movie stars, with creations of extraordinary craftsmanship. Marilyn Monroe, Lana Turner and Sofia Loren among others. 
Meanwhile in Rome, Dal Cò designed and built himself a stiletto heel and its models had instant success, gaining adoring clients like film stars Audrey Hepburn, Soraya, Ava Gardner, Gina Lollobrigida and Linda Christian. 


After the temporary black out in the 70's, with the reaffirmation of a conscious and gratifying femininity, the stiletto heel made a come back on the International scene thanks to Andrea Pfister, Rossimoda, Caovilla, Casadei, Pancaldi, Bruno Magli and Sergio Rossi, and foreign brands like Charles Jourdan. 
Only at the end of the 90's, with the introduction of a sumptuous, elaborate fashion, heels start rising to a hight of 150 millimeters, emphasizing its fetish role with forms that become slenderer, decorations enriched by embroidery, refined materials and precious stones. In the american TV show "Sex And The City", the main character, suffering from a compulsive shopping disorder, couldn't live without her "Manolos".


Advertisement agencies, always aware of new trends, understood its symbolic value. The Pirelli campaign in 1994 "Power is nothing without control" represent it with an ironic touch: unforgettable Olympic gold medalist Carl Lewis, at starting blocks, with dizzying red dècolletèes.
Great brands like Armani, Ferragamo, Gucci, Prada, Miu Miu, Roger Vivier, Manolo Blahnik, Christian Dior, Louis Vuitton, Givenchy, Emilio Pucci, Balenciaga, Christian Lacroix and new names like Christian Louboutin, Jimmy Choo, Giuseppe Zanotti, Cesare Paciotti are re-proposing it in its original elegance.


Besides these well established names, we are seeing new upcoming designers. Their ideas are extreme, hights are exasperated, new materials introduced.
The attention remains focused on this unsurpassed object of desire to such an extent that the city of Vigevano intends celebrating with the show "Stiletto Heel. Charm and Seduction" with the awareness of having determined its history and success, thanks also to the creativity of its businessmen and its local incomparable craftsmanship.

Armando Pollini
Artistic Director at the lnternational Footwear Museum of Vigevano




STILETTO HEEL. CHARM AND SEDUCTION. (Part 1/3)

Il Museo Internazionale della Calzatura idea e racconta una mostra di fascino e seduzione.


Footwear Museum Vigevano
1974 Catalogue


Oggi come ieri il nome di Vigevano è in modo indissolubile legato all’oggetto “scarpa”. Fin dai lontani secoli del medioevo è documentata l’arte dei calzolai in città, nella seconda metà del XIX secolo nasce a Vigevano la moderna industria calzaturiera, e subito dopo la II guerra mondiale la città diventa il principale polo industriale calzaturiero italiano, conosciuto per la qualità dei suoi prodotti in tutto il mondo.





Naturale conseguenza di tutto quanto appena espresso è la fondazione, negli anni ’70 dello scorso secolo, del Museo della Calzatura, fortemente voluto dalla lungimiranza dell’imprenditore Pietro Bertolini. Questo museo oggi gode di una eccellente visibilità grazie alla sua collocazione all’interno del castello Sforzesco di Vigevano, dal 2003 ha assunto l’intitolazione Museo Internazionale della Calzatura Pietro Bertolini

Nelle sue sale sono esposte, con un criterio moderno e in costante rotazione, collezioni permanenti e temporanee di calzature, sia storiche che attuali, di proprietà del Museo o prestate. Dalla scarpa cosiddetta “di Beatrice d’Este” (certamente datata al XV secolo e ritrovata all’interno del castello di Vigevano) si passa alle calzature del XVII e XIX secolo, fino alla produzione vigevanese e italiana del ‘900. Alcune sale poi sono utilizzate per esporre le produzioni di stilisti e designers contemporanei, ma anche calzature etniche provenienti dalla più svariate regioni del mondo.
Il Museo nel corso degli ultimi anni ha organizzato mostre ed eventi di vario genere. In questo solco di attività culturale si inserisce la mostra “Il tacco a spillo. Fascino e seduzione”, che dal 23 febbraio al 25 maggio 2008 darà la possibilità di ammirare molte calzature femminili con tacco a spillo, dai primi anni ’50 ai giorni nostri, prodotte da stilisti e designer vigevanesi, italiani e stranieri, di proprietà del Museo o prestate da grandi nomi della moda.
La finalità della mostra è duplice: "storica" ed "estetica". Infatti da un lato intende innanzi tutto dimostrare storicamente la nascita della scarpa femminile con tacco a spillo in Italia, e in particolare a Vigevano, nei primi anni ’50. Accanto a calzature prodotte dai grandi nomi  come Ferragamo a Firenze e Dal Cò a Roma, nella prima sezione della mostra un ampio risalto è dato ai prodotti degli stilisti vigevanesi degli anni '50 e '60 (Erco, L'Invitta, Caimar, etc.). 

La seconda parte, invece, è dedicata agli sviluppi e alle tendenze della moda del tacco a spillo dagli anni '90 fino ai giorni nostri, con gli eccessi e i barocchismi tipici degli stilisti moderni ed emergenti (troppo lungo sarebbe fare l'elenco degli stilisti presenti). 
La storia e gli sviluppi del tacco a spillo sono meglio illustrati negli altri saggi del catalogo.
Ma la mostra non ha solamente una finalità “storica”. Intende infatti rendere visibili a tutti, e soprattutto a "tutte", in modo “democratico”, modelli di scarpe che ogni donna sogna, ma spesso non si può permettere.
E' sotto gli occhi di tutti come uno dei maggiori vezzi per una donna siano le scarpe, soprattutto quelle con tacco a spillo, e certo non si può biasimare una simile passione guardando i modelli e i grandi nomi presenti in questa mostra. Tutte le calzature dalla più datata alla più recente sono il simbolo del fascino e della seduzioni che solo una donna può racchiudere dentro di sé.
La mostra cade anche nel momento più idoneo dal punto di vista della moda e delle tendenze; infatti dopo due stagioni di ballerine e suole raso terra, quest'anno è tornato ad essere, per la moda, l’anno del tacco a spillo, del quale qui si potranno osservare le mode e le tendenze più aggiornate.
In sintesi questa mostra è pensata sia per rendere giustizia storica ad un prodotto che ha esaltato il fascino e la sensualità di diverse generazioni di donne, ma anche per mettere in evidenza come un prodotto all’apparenza così piccolo possa cambiare in modo così incisivo la linea di una scarpa e di conseguenza la femminilità di una donna.
Pier Luigi Muggiati/Cristina Piazzolla
From the exhibition catalogue


IL TACCO A SPILLO | THE STILETTO HEEL

2/3 The Stiletto Heel by Armando Pollini

3/3 Photogallery 1953 - 1962

STILETTO HEEL. PHOTOGALLERY 1953 - 1962 (PART 3/3)

1961 - Erco
International Footwear Museum Of Vigevano

1961 - Erco
International Footwear Museum Of Vigevano

1961 - Erco
International Footwear Museum Of Vigevano

1953 - L'Invitta di Re Marcello
International Footwear Museum Of Vigevano

1953 - L'Invitta di Re Marcello
International Footwear Museum Of Vigevano

1953 - Caimar
International Footwear Museum Of Vigevano

International Footwear Museum Of Vigevano
International Footwear Museum Of Vigevano

1956 - Ferrara
International Footwear Museum Of Vigevano

1958 - Waltea
International Footwear Museum Of Vigevano

1960 - Waltea
International Footwear Museum Of Vigevano

1958 - Waltea
International Footwear Museum Of Vigevano

1958 - Aldrovandi
International Footwear Museum Of Vigevano

1960 - Aldrovandi
International Footwear Museum Of Vigevano

1960 - Aldrovandi
International Footwear Museum Of Vigevano

1958 - Dal Cò
International Footwear Museum Of Vigevano

1960 - Dal Cò
International Footwear Museum Of Vigevano

1960 - Dal Cò
International Footwear Museum Of Vigevano
1958 - Panvi
International Footwear Museum Of Vigevano

1960 - Panvi
International Footwear Museum Of Vigevano



STILETTO HEEL. CHARM AND SEDUCTION

Part 1/3

Part 2/3

Source: Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano/Footwear Museum of Vigevano - Stiletto Heel. Charm & Seduction catalog


1961 - Panvi
International Footwear Museum Of Vigevano

Wednesday, November 17, 2010

STYLE INTO REBELLION | SONNY ROLLINS |

V E R Y  rare picture of SONNY ROLLINS ca. 1957

Monday, November 15, 2010

LUCCIOLE PER LANTERNE (ROSSE)


Silvia Pieraccini | L'Assedio Cinese
Il Distretto Senza Regole Degli Abiti Low Cost di Prato
(Gruppo 24Ore, 2010)


E' la seconda edizione, aggiornata al giugno scorso, del volume uscito nel luglio 2008. Silvia Pieraccini, giornalista del Sole 24 Ore, scandaglia il distretto di Prato per evidenziare origini e cause dell'altro "Made in Italy", formalmente legittimo, ma al di fuori delle regole e quasi impossibile da controllare. Economia parallela che non conosce crisi nel momento in cui l'omologo settore italiano sbanda. 

Il distretto cinese nasce 20 anni fa - indisturbato - e si sviluppa nel settore pronto moda, quindi non sovrapponendosi alle industrie manifatturiere locali per le quali Prato é nota nel mondo. Il risultato é un "Fatto in Italia" - con tessuti cinesi - ridotto a semplice etichetta di provenienza che giunge da Prato con "una produzione di un milione di capi al giorno, 7 milioni a settimana, 360 milioni all'anno - pari, per rendere l'idea, alla metà di quelli prodotti dal colosso del fast fashion Zara - tutti cuciti da immigrati cinesi che in larga parte lavorano per aziende cinesi senza tutele né garanzie."

Già questo dato, posto a inizio volume, impressiona, dopodiché Silvia Pieraccini analizza dati e intervista autorità locali, imprenditori italiani e cinesi. Ne esce un volume che si legge come un romanzo, ma che purtroppo non lo é.



Silvia Pieraccini
The Chinese Siege | Prato: the district without rules
(Gruppo 24 Ore, 2010)

This is the first book about the Prato district since it was taken over by the Chinese immigrants. You might be aware of the situation because of the now famous NY Times article, but if you read Italian you should dive into it in order to understand what's behind it, the numbers, the slavery and the consequences happening to the celebrated "Made in Italy" fashion label.

It began 20 years ago and nobody paid attention, now it's a beast that can't be controlled, or so it seems. Originally published in July 2008, this is the updated edition (June 2010) from a journalist, Silvia Pieraccini, born and bread in Prato.

Saturday, November 13, 2010

SS 33: A NEW TAG



SS 33, ovvero Strada Statale 33 del Sempione. Voluta da Napoleone nel 1800, parte dall' Arco della Pace di Milano e termina 144 Km dopo quando incontra la Strada Nazionale 9 nel Canton Vallese (Svizzera). Il tratto che ci interessa é quello iniziale, da Milano a Busto Arsizio e poco oltre, giusto per identificare l'area che ha catturato la nostra attenzione.
Partiamo con un argomento già noto: W.J. Dawos/Barrow's che in virtù della connessione con J.F.K. ha suscitato un certo interesse.

SS 33: Sempione's State Road No.33. Created by Napoleon back in 1800, it starts  from the Arco della Pace, Milan and it ends after 144 kms when it meets the National Road no. 9 in Switzerland. We focus on the first leg - from Milan to Busto Arsizio - in order to highlight the area we are most interested in. 
We'll start with a well known topic: W.J. Dawos/Barrow's which got some attention due to the J.F.K.'s connection.

1973 | W.J. DAWOS / BARROW'S | THE LOST INTERVIEW

Non é una vera e propria intervista; assomiglia a un redazionale e probabilmente lo é. Il testo non é stato alterato e lo si capisce leggendo. Alcune informazioni preziose e una perla: la suola rinforzata in AMIANTO di un certo tipo di stivaletti.



MILANESI SENZA "BARROW'S"?

Pare che così abbia deciso Luigi Grassi, ideatore e realizzatore delle famose calzature che sono divenute ormai uno status symbol . Le troppe imitazioni (presenti, chissà perché, solo a Milano) hanno disturbato il mercato creando troppa confusione a tutto svantaggio dei consumatore. Nel capoluogo lombardo, d'ora in poi, forse le troveremo solo presso i negozi autorizzati e piccoli negozi artigianali, marcate col nome Barrow's abbinato a quello del rivenditore.

Da anni, oramai, dire Barrow's  significa dire un certo tipo di scarpe, dal colore e forma particolarissime: punta molto affusolata, pelle color ocra e ferretti di metallo sotto la suola. Nessuno, o quasi, si ricorda che si tratta di una marca ben definita. E molti, in ogni caso troppi, finiscono col farsi abbindolare da qualche negoziante col lungo pelo sullo stomaco che vende un'imitazione, del resto non molto bene imitata e realizzata con materiale decisamente inferiore, recante un'etichetta studiata in modo da ingenerare confusione, per l'assonanza fonetica,

"A Milano - ci dice Luigi Grassi, creatore delle Barrow's e titolare del Calzaturificio Dawos di San Vittore Olona cui vengono artigianalmente prodotte - ci sono ormai più scarpe inglesi che in tutta la Gran Bretagna. Basta osservare la bandierine che ne costellano le etichette per rendersene conto. Peccato che di inglese, assai spesso, non abbiano neppure la forma, oltre che la sostanza".

Oggi le Barrow's sono per i giovanissimi (i ragazzi giusti - li definisce Grassi) un vero e proprio distintivo di riconoscimento, un elemento indispensabile al loro abbigliamento alla stessa stregua dei blue-jeans e degli occhiali ray-ban. E sono, conseguentemente, le più copiate del mondo. Ma, per chi se ne intende veramente, sono inconfondibili, soprattutto per il pellame impiegato: camoscio Compen olandese e lama Barret americano, e altri pellami pregiati possibilmente conciati In Germania dove in questo campo ci sanno veramente fare. E, naturalmente, per il loro stile inconfondibilmente inglese che si sposa perfettamente con la squisita lavorazione artigianale italiana. Dal 1968, anno, in cui Grassi vendette il suo primo paio di scarpe a punta, ad oggi sono trascorsi appena cinque anni. Ma il successo ha avuto proporzioni inaspettate.

- La pubblicità finora non mi è servita  - dice quello che tutti ormai chiamano scherzosamente Mister Barrow (un nome che in inglese significa allo stesso tempo collina, carriola e cinghiale castrato) - del resto, non potrei aumentare la produzione senza farne scadere la qualità, e questo non potrei proprio tollerarlo.

Nei cinque laboratori artigianali che producono a ritmo serrato i ben 150 modelli esclusivi ridisegnati o inventati da Luigi Grassi, si lavora ancora sul deschetto, come ai tempi antichi in cui suo padre preparava delle straordinarie scarpette da golf assolutamente impermeabili e dei meravigliosi stivaletti per corridori automobilistici che avevano nelle suole un'intercapedine d'amianto. O come quando preparava personalmente le calzature ordinate dalla Casa Bianca per il presidente Kennedy.

Non potendo aumentare la produzione, e decisamente seccato per le troppe imitazioni, Grassi avrebbe deciso di colpire i colpevoli condizionando la vendita delle Barrow's a Milano. Così salvaguarderà il marchio a tutto vantaggio dei consumatore. Chi sa distinguere le potrà comunque trovare, oltre che presso i rivenditori autorizzati, anche presso qualche piccolo calzolaio. E al prezzo giusto che, proprio a causa dell'alta qualità, non può certo essere basso. In altre parole, per il prossimo autunno-inverno Grassi ha deciso di affidarsi solo al buon gusto dei giovani, quelli che riconoscono le sue scarpe ovunque e comunque. 


1973 | Barrow's | Luigi Grassi (the owner)


La tradizione Barrow's continua: a Firenze e a Cortina hanno avuto un grandioso successo i nuovi modelli con le fibbiette in rame. E per la prossima stagione già si stanno producendo le nuove scarpe, realizzate in camoscio, lama e vitello nei vari colori sanguin, sangria e derby. Il fondo diventa più leggero, ma in cuoio duro e resistente. Il tacco non subirà sensibili variazioni, anche se ci saranno scarpe col tacco alto, Le fibbie, sempre più piccole, saranno in rame. Anche il "listino" - tende a rimpicciolirsi, in compenso, sarà arricchito da frange tipo golf.

Il vero boom del prossimo anno saranno però, i polacchini tipo brasiliano realizzati in camoscio e pelle grassa militare, per i quali è già stato fatto un riuscitissimo test, presso i principali negozi di abbigliamento. Del resto, sono le stesse calzature che abbiamo visto trionfare in questi giorni a Monterarlo, in occasione dei Gran Premio e della riconferma mondiale di Monzon, ai piedi delle persone giuste. Grassi ha perfettamente ragione: il buon gusto non conosce frontiere- E le sue calzature si riconoscono dovunque.

L'articolo é firmato Nicola Orsini.

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W.J. DAWOS/BARROW'S
I N D E X
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