Thursday, February 3, 2011

1915-1918 FOOTWEAR AT THE FOREFRONT [CIVILIANS]

1915-1918 SCARPE IN PRIMA LINEA:IL FRONTE CIVILE 
by Irma Vivaldi

International Footwear Museum of Vigevano
Source: Comune di Vigevano

Anche le calzature civili rientravano tra le competenze di Giuseppe Borri in qualità di Ispettore Generale delle Calzature Nazionali.

Tutte le pelli bovine ed equine prodotte dalla macellazione sul territorio nazionale erano requisite per le concerie nazionali e la maggior parte della capacità produttiva era precettata per le forniture militari. Questo mise in grandissime difficoltà di approvvigionamento tutta la popolazione civile e scatenò proteste da parte di commercianti e cittadini (ad esempio la serrata romana del gennaio 1917). 


Giuseppe Borri, as National Footwear General Inspector, also supervised the footwear production for civilians.

All bovine and equine leathers produced in Italy were seized by the State tanneries and for the biggest part used for military supplies. Supplying shoes to the civilians became a problem that triggered protests from traders and public alike (as the shops lock-out in Rome in January 1917).



1916 | 
Il Calzaturificio di Varese "requisito dal governo"
The Government took over the Di Varese shoe factory

[Collezione Privata di Ampelio Vimercati]. 
Non é escluso che la sgrammaticatura inglese fosse necessaria per avvicinarsi alla Walk Over Shoes attiva dal 1758.

1916 - Government-seized Calzaturificio di Varese
[Ampelio Vimercati private collection]. Walk-Ower Schoe VS Walk Over Shoes?


Oltre alla scarsa disponibilità e all’aumento dei prezzi, ad esasperare gli animi si aggiunse una serie di comportamenti truffaldini anche in ambito civile, tanto che nel febbraio del ‘17 una circolare dell’Onorevole Elio Morpurgo, sottosegretario al ministero dell’Industria, chiese ai commercianti di dichiarare almeno con apposito cartellino quando le suole per i civili contenevano cartone o altri surrogati

La situazione diventò poi così grave che, nel marzo 1918, diventarono accettabili anche i surrogati del cuoio tanto che fu istituita una commissione  incaricata di ricercare e proporre nuove soluzioni per ovviare alla carenza di materia prima. 

Si dovettero anche organizzare spedizioni presso gli alleati, come quella a Londra guidata da Annibale Bocca e Carraio Pollini nell’agosto 1918, per approvvigionarsi a livello governativo di pelli per militari e civili.

Insomma, per tutto il periodo bellico, l’attività governativa e della commissione calzaturiera fu intensa e a volte produsse provvedimenti che oggi appaiono curiosi.

  • Nel gennaio del ‘17 fu annunciato il divieto di produrre calzature di lusso
  • Il mese successivo furono pubblicate in Gazzetta Ufficiale le condizioni per la produzione di calzature per i civili:  era concesso produrre “calzature civili di qualunque foggia purché sia adoperato il materiale meno adatto all’uso militare e le dimensioni del gambaletto non superino i 18 cm di altezza”. 
  • Qualche mese dopo, nell’ottobre 1917 scattò il calmiere e un decreto del Ministero dell’industria, commercio e lavoro, fissò i prezzi per le calzature.

Da uomo:  polacco Derby: Lire 30
Scarpette basse derby: lire 28,50
Da donna: polacco allacciate o abbottonate: Lire 26,50
Scarpette basse derby (blak): L.22
Scarpette inchiodate o a rovescio: L.19,50
Da giovinetto: polacco derby misure 36 e 37: L.21

  • Nel maggio del ‘18 i gambaletti si abbassarono ulteriormente
“I gambaletti di pelle misurati lateralmente dalla sede del tacco non potranno superare 12 o 14 cm. Il tacco in cuoio non potrà superare 3 cm per uomo e 4 cm per donna”. Questo per le misure medie. “Tali altezze per le misure maggiori non potranno eccedere i centimetri 13 per i gambaletti di pelle delle calzature da uomo ed i centimetri 16 per i gambaletti di pelle da donna”.
Le limitazioni rimasero in vigore sino a guerra terminata, quando un decreto del 17 dicembre del 1918 ne sancì la revoca.



In addition to scarcity and high prices, to exasperate the situation, a series of misconducts happened in the civilian domain, so that a ministerial memorandum in February 1917 by Elio Morpurgo (State Secretary at the Ministry of Industry) required traders to use a label when the soles for civilians contained cardboard or other surrogates.

The situation got worse, and in March 1918 the surrogates became acceptable: a commission was set up to investigate and propose new solutions to overcome the shortage of raw materials. 

Government expetitions abroad had also to be managed, like the one in London in August 1918 - led by Annibale Bocca and Carraio Pollini - in order to obtain leathers for the army and civilians.

In short, throughout the war, the Government and the Committee activity was intense and sometimes produced measures that seem odd today.

In January 1917 the production of luxury footwear was banned.

In February, the rules for civilians' footwear production were published in the Official Journal: it was allowed to produce "any civil footwear type as long as materials less suitable for the military is being used. The high of the ankle pad doesn’t exceed 18 cm height. "

A few months later, in October 1917, a decree of the Ministry of Industry, Trade and Work set the fixed footwear prices.


Men’s Derby ankle shoes: 30 Italian Lire
Low Derby shoes: 28, 50 Italian Lire
Women’s laced or buttoned boots: 26,50 Italian Lire
Derby low shoes: 22 Italian Lire
Shoes nailed or backward: 19,50 Italian Lire
Boy’s Derby ankle boots, size 36 and 37: 21 Italian Lire.


In May 1918 the ankle boot became even lower.
“Leather ankle boots measured laterally from the seat of the heel will not exceed 12 or 14 cm. The leather heel will not exceed 3 cm to 4 cm for men and women.” This is for the average sizes. "Those heights for the larger sizes can not exceed 13 cm for men’s leather footwear and 16 cm for women's leather”

The restrictions remained in force until the war ended, December, 17 1918. Meanwhile - June 1917 - a joint group between the Ministry of Industry and the Ministry of War, had another idea to solve the problem.


Stivaletti del calzaturificio "Gio Cappa e figlio - Torino"
[Collezione privata di Camilla Colombo]

Ankle boots from Calzaturificio "Gio Cappa e figlio" - Turin
[Camilla Colombo private collection].

Intanto, nel giugno del ‘17, da un gruppo di lavoro congiunto di Ministero dell’Industria e Ministero della Guerra nacque un’altra idea per affrontare il problema della fornitura ai civili.

La Commissione per le calzature, dopo aver imposto la produzione militare ai calzaturifici, decise che andava imposta anche la produzione per i civili con modelli e prezzi prestabiliti.

Provvedimento dedicato alla parte bisognosa della popolazione, ma a Roma venne data precedenza ai dipendenti dei Ministeri: quando si dice la tradizione... 

Il 1° settembre 1917 fu pubblicato in G.U. il decreto di istituzione delle scarpe di Stato che prevedeva anche il divieto di importazione e vendita delle calzature estere dal 10 di dicembre e l’obbligo di stampare prezzi di vendita e nome della ditta produttrice:
“le calzature devono portare impresse a secco nella parte esterna della suola ed in modo visibile un marchio recante la leggenda “Calzatura nazionale” ed il prezzo di vendita al pubblico."
Per gli stock di calzature già presso i rivenditori, era consentita la timbratura interna a umido. Le calzature nazionali potevano essere acquistate solo con appositi buoni.

Per vedere le prime forniture della produzione di Stato - che fu in pelle di capretto o di cavallo - bisognò attendere ancora parecchio tempo. Arrivarono solo nell’aprile del 1918 e i toni enfatici della stampa di allora meritano di essere riletti:



Sono arrivate le scarpe nazionali!... 
Diamo commossi la notizia strabiliante: le famose scarpe nazionali, a tipo unico come il pane e necessarie quanto il pane, che dovevano far capolino sul principio dell'inverno, sono arrivate a marce forzate coi primi zefiri di aprile... […]
Abbiamo voluto controllare l’esattezza della notizia di questo spettacoloso arrivo visitando l’ampio deposito regionale di Torino e passando in rivista 20 mila scarpe affiancate come un esercito. Dalle retrovie erano annunciati altri potenti arrivi di effettivi con che a giorni potranno essere disponibili ben centomila scarpe.[…] 
[La Stampa, 12 aprile 1918]

The footwear Commission, after imposing the shoe factories a military production, decided also to impose a production for civilians with fixed models and prices. A poor-law, but in Rome priority was given to the employees of the Ministries. An Italian tradition…

On September 1, 1917 a Decree was published in the Official Gazette about the establishment of the State Shoes. It also included the prohibition to import and sale foreign footwear starting from December 10 and the obligation to print the sales prices and manufacturer's name:
"shoes must be marked on the outside of the sole with the visible sign "National Shoe" and the sale price."
For stocks already at retailers it was allowed a wet printing inside the shoe. The national footwear could be bought only with government vouchers.

To witness the first delivery of State production - which was made in goat/horse leather – people had to wait until April 1918. It was a celebration with emphatic headlines describing the shoes "as valuable as the bread".




Part 1

1915-1918: SCARPE IN PRIMA LINEA
[L'ESERCITO]

1915-1918 | FOOTWEAR AT THE FOREFRONT
[THE ARMY]