GILDO COMELLI & THE SHOEMAKER ERCO'S HISTORY [1/2]

ERCO by Gildo Comelli
Vigevano

Il Calzaturificio ERCO rappresentò una delle espressioni più alte della produzione calzaturiera vigevanese. Insieme ad altre aziende locali di pari livello - Aldrovandi, Waltea, Panvi, Re Marcello, Clema e diversi altri - contribuì nel ventennio 1950-1970 all'affermazione di Vigevano come capitale mondiale della scarpa.

The shoemaker ERCO was one of the most esteemed in Vigevano. Along with other top ranks local companies - Aldrovandi, Waltea, Panvi, Re Marcello, Clema and several others - made footwear history between 1950 and 1970, putting Vigevano on the map as shoe capital of the world.

FULL ENGLISH TEXT BELOW



1950s | Gildo Comelli and his wife Angela

Mio padre nacque nel 1919 a Vigevano nella Corte Grande della Villa Sforzesca. Andava molto fiero del suo luogo natale, un complesso monumentale fatto erigere da Ludovico il Moro a partire dal 1486, primo storico esempio di azienda agricola "produttiva" e dimora occasionale di Leonardo da Vinci, che la cita in vari manoscritti, fra cui il Codice Leicester, per i lavori idraulici da lui qui progettati.

A parlare é la sig.ra Carla Comelli - figlia del fondatore di ERCO Gildo Comelli - grazie alla quale possiamo finalmente dare forma compiuta alla storia del prestigioso calzaturificio.

"Durante la seconda guerra mondiale e poco più che ventenne, mio padre prestava servizio militare a Trento. Al momento dell'armistizio dell'8 settembre 1943 si trovava a casa in licenza, luogo dove tutti gli consigliavano di restare. Non ritenendo giusto disertare, decise di fare ritorno a Trento, dove però non arrivò mai. Fu rastrellato in treno dai tedeschi e spedito in campo di concentramento a Vienna. Durante il giorno prestava lavoro forzato alla Siemens, la sera rientrava in baracca. Baracca che fu centrata da una bomba durante un bombardamento alleato. Ventuno occupanti, unico sopravvissuto mio padre, che rimase per giorni nella buca della bomba e poi per mesi in ospedale a Vienna senza che nessuno sapesse più niente di lui. Dopo la liberazione fece ritorno a casa in stampelle, con qualche pezzo di gamba e braccio in meno e ridotto a uno scheletro.
Da lontano, nessuno lo riconobbe."

Apparentemente, della produzione ERCO rimangono solo alcuni esemplari esposti al Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano, donazione di Carla Comelli e del fratello Bruno.



January 1955 | ERCO display at the XVIII Vigevano Footwear Fair
Source: Museo dell'Imprenditoria Vigevanese

1957 | ERCO by Ermenegildo (Gildo) Comelli
Source: Parabiago Footwear Fair catalog

1958 | ERCO by Ermenegildo (Gildo) Comelli
Source: Parabiago Footwear Fair catalog

Gildo, che aveva imparato il mestiere di calzolaio dal padre Angelo, non impiegò molto a lasciarsi alla spalle il delirio della Seconda Guerra Mondiale.

“L'azienda a conduzione familiare nasce a Vigevano nel 1946 con il nome COMELLI & C. CALZATURE e sede in via Magnanina. Vi prestano la loro opera mio padre Gildo, modellista e tagliatore; mio nonno Angelo, magnifico ciabattino; mio zio Mario  al banchetto e sua moglie, mia zia Giuseppina (Pina), sorella di Gildo, addetta alla preparazione delle tomaie e abilissima orlatrice; mia madre Angela, responsabile del ciclo di finitura. La prima rappresentanza di commercio venne affidata a Guido Zanolla che da vero pioniere percorse l'Italia in sella a una motocicletta con sidecar, sulla quale venivano stipati i primi campionari. Nel 1951 nasce il Calzaturificio ERCO, contrazione del nome ERmenegildo COmelli, e l’attività viene spostata nella nuova sede di via Tre Colombaie.
Mio padre era un imprenditore vecchio stampo: ispirava e stimolava ogni iniziativa e non disdegnava sedersi con i suoi operai a lavorare di lesina. Seguiva e coordinava ogni attività. Creava e studiava da sé forme, tacchi e calzate, sia europee che americane. Incoraggiava la creatività dei suoi modellisti, ma inventava e spesso eseguiva personalmente nuove tecniche di lavorazione.“

Gli esempi sono tanti e Carla Comelli ricorda come nacque la decorazione raggrinzita per la punta delle calzature:

"Mio padre scottava a mano la pelle di capretto su una piastra elettrica. La lavorazione riempiva il laboratorio di un terribile odore di bruciato. A quel punto, stando ai ricordi del nostro modellista Carlo Corticelli, "la nonna Maria, santa donna, portava da bere bicchieri di latte che aiutavano a disintossicarsi."


1960s | Giuseppina Comelli (Gildo's sister)
"... a single-minded extraordinary seamstress"
Source: Pierangela Terragno (Vigevano)

Altre idee decorative erano ad esempio i bouquet di fiori a piccolo punto su seta nera o le fibbie-cornici in legno con preziosi quadretti dipinti a mano. Tutta la famiglia era coinvolta nella lavorazione e per ognuno c'era un ruolo.
"La scarpa vincitrice dell'Oscar 1963 - non era un paio era proprio una sola - non sarebbe stata possibile senza il contributo della zia Giuseppina, che era una orlatrice straordinaria e di grande determinazione. Ad essere sinceri, su questo punto i ricordi sono controversi. Secondo alcuni fu preparato come sempre il paio; altri sostengono che l'esecuzione delle volute così elaborate consentì un singolo esemplare. Se anche esiste, non abbiamo mai saputo dove fosse la seconda scarpa. Comunque sia, alla zia erano serviti ben tre giorni per riuscire a cucire la decorazione, ma alla fine era riuscita ad ottenerla perfetta."


Designed by Franco Caresana


Anche alle giovanissime Carla (Comelli) e Pierangela, figlia di Pina e Mario, capitò di contribuire al lavoro della famiglia pressata dall'urgenza delle consegne e alle prese con la lunga e difficile lavorazione plissé, eseguita con la tecnica del punto smock e utilizzata per la decorazione di calzature e borsette.

"Ci veniva fornita una pelle coi forellini già predisposti dalle orlatrici, nei quali con pazienza dovevamo infilare dei cordini sottilissimi in pelle. La finitura, con l’arricciatura della pelle sui cordini e col fissaggio, spettava a mani più esperte."


ERCO handbag 
Smock technique: detail of the handmade decoration
Photograph: Irma Vivaldi

ERCO handbag
Photograph: Irma Vivaldi

ERCO handbag 
Petit point bouquets on black silk
Source: Franco Robecchi (Vigevano)

ERCO handbag 
Petit point bouquets on black silk
Source: Franco Robecchi (Vigevano)

ERCO handbag  | Detail
Source: Franco Robecchi (Vigevano)


GILDO COMELLI
& THE HISTORY OF THE SHOEMAKER ERCO
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ERCO | Vigevano
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Tranne ove indicato, tutte le fotografie provengono dall'archivio personale di Carla Comelli.



Gildo's daughter Carla admiring ERCO's samples


GILDO COMELLI
& THE HISTORY OF THE SHOEMAKER ERCO
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The shoemaker ERCO was one of the most esteemed in Vigevano. Along with other top ranks local companies - Aldrovandi, Waltea, Panvi, Re Marcello, Clema and several others - made footwear history between 1950 and 1970 putting Vigevano on the map as shoe capital of the world.

My father was born in 1919 in Vigevano at the Villa Sforzesca's Corte Grande. He was very proud of his birthplace, a monumental complex built by Ludovico il Moro (1486 onward); the first historical example of a "productive" farm and occasional residence of Leonardo Da Vinci, who mentions the Corte in various manuscripts - including The Codex Leicester - for the hydraulic works he designed there.

Mrs Carla Comelli - daughter of ERCO founder Gildo Comelli - lead us inside her family's story: her account finally make feasible tracing back the history of the renowned shoe factory.

“During the Second World War in his early twenties, my father was serving the army in Trento. When the armistice came on 8 September 1943 he was at home on leave; everyone advised him to stay put but, unwilling to be a deserter, he decided to go back to Trento. Without luck.

He was captured by the Germans and sent by train to a concentration camp in Vienna. During the day he was subjected to forced labor for Siemens while the evening was spent in his stalag. That stalag was hit by an Allied bomb: twenty one prisoners, one survivor, my father. Wounded, he remained for days in the hole left by the bomb. Then he spent a few months in a hospital in Vienna without anyone knowing anything about him.

After the liberation in 1945, he returned home on crutches, thin as a skeleton and missing a few pieces of leg and arm. From afar, no one recognized him."

Until proven otherwise, the production ERCO is gone save for a few pieces on display at the Footwear Museum of Vigevano, gift of Carla Comelli and her brother Bruno.

"The family business started in Vigevano in 1946 under the name COMELLI & C. CALZATURE and production site in Via Magnanina with my father Gildo, pattern maker and cutter; my grandfather Angelo, a great cobbler; my uncle Mario, and his wife, at the desk; my aunt Giuseppina (Pina), Gildo’s sister, a skillful seamstress also involved in the preparation of uppers and my mother Angela, head of the finishing cycle. The commercial side of the business was entrusted to Guido Zanolla a true salesman pioneer: he traveled up and down Italy riding a sidecar crammed with shoe samples. 
In 1951 Gildo founded the shoe factory ERCO, contraction of his name ERmenegildo COmelli, and the production was moved to the new site in Via Tre Colombaie.
My father was an old-fashioned entrepreneur: he used to inspire and stimulate every initiative and did not disdain to sit alongside his workers. He planned and supervised all activities and used to create and study by himself lasts, heels and the fitting, European and American alike. He encouraged the creativity of his designers, but he also invented - and often personally executed - new techniques."

As an example Carla Comelli reminds how it was made the crumpled decoration for the the tips of  the shoes:

"My father burned by hand the kidskin over an electrical heating pad. The process filled the workshop of a terrible burning smell. At that point - according to the memories of our pattern maker Carlo Corticelli - "Grandma Maria, holy woman, brought along glasses of milk to help detoxify."

Other decorative ideas were the petit point bouquets on black silk or buckles-wood frames with precious and tiny hand-painted pictures. The whole family was involved in the process and there was a role for everyone.

"The 1963 Oscar winner shoe - it wasn't a pair, but a single shoe - wouldn't have been possible without the contribution of aunt Giuseppina, who was a single-minded extraordinary seamstress. To be honest, at this point the family memories are controversial. According to some, it was made a pair of shoes; others argue that the making of the elaborate swirls allowed just a single piece. Anyway, we never knew if there was a second shoe; what we do know is that it took aunt Giuseppina three full days to sew the decoration and eventually she was able to get it done perfectly."

Even the very young Carla (Comelli) and Pierangela, daughter of Pina and Mario, sometimes contributed to the family business, due to the urgency of the deliveries. Mrs. Comelli remembers dealing with the long and demanding process of the smock technique used for the decoration of footwear and handbags.

“We were provided with hides with holes already made by the hemmers. We had to patiently insert the very thin lanyards of leather. The finishing, with the curling of the leather around the lanyards and the fixing, was committed to other, more experienced, hands."


GILDO COMELLI
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ERCO | Vigevano
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Unless otherwise noted, all the photographs from the Carla Comelli personal collection.



 

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