1973 | W.J. DAWOS / BARROW'S | THE LOST INTERVIEW

Non é una vera e propria intervista; assomiglia a un redazionale e probabilmente lo é. Il testo non é stato alterato e lo si capisce leggendo. Alcune informazioni preziose e una perla: la suola rinforzata in AMIANTO di un certo tipo di stivaletti.



MILANESI SENZA "BARROW'S"?

Pare che così abbia deciso Luigi Grassi, ideatore e realizzatore delle famose calzature che sono divenute ormai uno status symbol . Le troppe imitazioni (presenti, chissà perché, solo a Milano) hanno disturbato il mercato creando troppa confusione a tutto svantaggio dei consumatore. Nel capoluogo lombardo, d'ora in poi, forse le troveremo solo presso i negozi autorizzati e piccoli negozi artigianali, marcate col nome Barrow's abbinato a quello del rivenditore.

Da anni, oramai, dire Barrow's  significa dire un certo tipo di scarpe, dal colore e forma particolarissime: punta molto affusolata, pelle color ocra e ferretti di metallo sotto la suola. Nessuno, o quasi, si ricorda che si tratta di una marca ben definita. E molti, in ogni caso troppi, finiscono col farsi abbindolare da qualche negoziante col lungo pelo sullo stomaco che vende un'imitazione, del resto non molto bene imitata e realizzata con materiale decisamente inferiore, recante un'etichetta studiata in modo da ingenerare confusione, per l'assonanza fonetica,

"A Milano - ci dice Luigi Grassi, creatore delle Barrow's e titolare del Calzaturificio Dawos di San Vittore Olona cui vengono artigianalmente prodotte - ci sono ormai più scarpe inglesi che in tutta la Gran Bretagna. Basta osservare la bandierine che ne costellano le etichette per rendersene conto. Peccato che di inglese, assai spesso, non abbiano neppure la forma, oltre che la sostanza".

Oggi le Barrow's sono per i giovanissimi (i ragazzi giusti - li definisce Grassi) un vero e proprio distintivo di riconoscimento, un elemento indispensabile al loro abbigliamento alla stessa stregua dei blue-jeans e degli occhiali ray-ban. E sono, conseguentemente, le più copiate del mondo. Ma, per chi se ne intende veramente, sono inconfondibili, soprattutto per il pellame impiegato: camoscio Compen olandese e lama Barret americano, e altri pellami pregiati possibilmente conciati In Germania dove in questo campo ci sanno veramente fare. E, naturalmente, per il loro stile inconfondibilmente inglese che si sposa perfettamente con la squisita lavorazione artigianale italiana. Dal 1968, anno, in cui Grassi vendette il suo primo paio di scarpe a punta, ad oggi sono trascorsi appena cinque anni. Ma il successo ha avuto proporzioni inaspettate.

- La pubblicità finora non mi è servita  - dice quello che tutti ormai chiamano scherzosamente Mister Barrow (un nome che in inglese significa allo stesso tempo collina, carriola e cinghiale castrato) - del resto, non potrei aumentare la produzione senza farne scadere la qualità, e questo non potrei proprio tollerarlo.

Nei cinque laboratori artigianali che producono a ritmo serrato i ben 150 modelli esclusivi ridisegnati o inventati da Luigi Grassi, si lavora ancora sul deschetto, come ai tempi antichi in cui suo padre preparava delle straordinarie scarpette da golf assolutamente impermeabili e dei meravigliosi stivaletti per corridori automobilistici che avevano nelle suole un'intercapedine d'amianto. O come quando preparava personalmente le calzature ordinate dalla Casa Bianca per il presidente Kennedy.

Non potendo aumentare la produzione, e decisamente seccato per le troppe imitazioni, Grassi avrebbe deciso di colpire i colpevoli condizionando la vendita delle Barrow's a Milano. Così salvaguarderà il marchio a tutto vantaggio dei consumatore. Chi sa distinguere le potrà comunque trovare, oltre che presso i rivenditori autorizzati, anche presso qualche piccolo calzolaio. E al prezzo giusto che, proprio a causa dell'alta qualità, non può certo essere basso. In altre parole, per il prossimo autunno-inverno Grassi ha deciso di affidarsi solo al buon gusto dei giovani, quelli che riconoscono le sue scarpe ovunque e comunque. 


1973 | Barrow's | Luigi Grassi (the owner)


La tradizione Barrow's continua: a Firenze e a Cortina hanno avuto un grandioso successo i nuovi modelli con le fibbiette in rame. E per la prossima stagione già si stanno producendo le nuove scarpe, realizzate in camoscio, lama e vitello nei vari colori sanguin, sangria e derby. Il fondo diventa più leggero, ma in cuoio duro e resistente. Il tacco non subirà sensibili variazioni, anche se ci saranno scarpe col tacco alto, Le fibbie, sempre più piccole, saranno in rame. Anche il "listino" - tende a rimpicciolirsi, in compenso, sarà arricchito da frange tipo golf.

Il vero boom del prossimo anno saranno però, i polacchini tipo brasiliano realizzati in camoscio e pelle grassa militare, per i quali è già stato fatto un riuscitissimo test, presso i principali negozi di abbigliamento. Del resto, sono le stesse calzature che abbiamo visto trionfare in questi giorni a Monterarlo, in occasione dei Gran Premio e della riconferma mondiale di Monzon, ai piedi delle persone giuste. Grassi ha perfettamente ragione: il buon gusto non conosce frontiere- E le sue calzature si riconoscono dovunque.

L'articolo é firmato Nicola Orsini.

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