IL MADE IN ITALY, UNA STORIA CONTROVERSA / MADE IN ITALY, A CONTROVERSIAL STORY

WE NEED MORE STYLE
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{English text below}

In un volume di piccole dimensioni, ma ricco di informazioni e di ipotesi, pubblicato, con lo pseudonimo di Sean Blazer (Mercanti di moda. Processo agli stilisti, Lubrina Editore, Bergamo 1997) ed ancora particolarmente stimolante ed attuale, Paolo Boggi presentava un'altra lettura delle vicende della moda italiana, e non solo, del secondo Novecento. Ne emergeva un quadro critico, interessante anche dal punto di vista sociologico oltre che economico, delle forme e della modalità che, a suo dire, avevano segnato l’irresistibile, “drogata” ascesa del Made in Italy e dei suoi discutibili protagonisti, gli stilisti. Una lettura audace e convinta, che nasceva da una conoscenza profonda di quel mondo, dei suoi aspetti positivi e soprattutto dei suoi limiti.
Se ne poteva apprezzare la franchezza nel descrivere la regola del profitto, la molla prima di ogni intrapresa privata, che Boggi definiva “alchimia del tramutar cenci in denaro sonante”. Un sistema durato per qualche decennio, sostenuto da una comunicazione pubblicitaria – un dato su cui si sofferma a lungo Boggi - che ha reso secondario il prodotto e le sue caratteristiche ed ha imposto un’idea della moda come sogno ed emotività. Una comunicazione che è l’opposto della conoscenza, nemica delle idee perché le è essenziale dissolvere tutti i contenuti, una sorta di bacchetta magica, apparentemente democratica, che giungendo direttamente al consumatore ha trasformato i fattori di debolezza in punti di forza.

Ora le cose si sono modificate, anche se permane il clima degli anni “eroici”. ‘Poveri con la griffe. Il lusso coatto e il ritorno al valore intrinseco’ è il chiaro titolo del recentissimo volume di Paolo Boggi (Lubrina Editore, 2010). In appendice ritroviamo il testo della Costituzione italiana con una motivazione che convince, in un tempo che impone nuove responsabilità di fronte alla crisi dell’economia e all’impossibilità di mantenere lo standard di vita degli anni trascorsi: “La Costituzione è il più importante abito di società, un capo che non può mancare nel guardaroba di un gentiluomo”. Possiamo dirla una provocazione positiva, un opportuno richiamo al valore delle regole condivise, al realismo, alla concretezza che la Carta costituzionale ha saputo trasferire alle istituzioni del paese Italia.
Dunque Boggi non si ritrova nella retorica del Made in Italy e tantomeno nella esaltazione della creatività italica, consegnata ai grandi stilisti nostrani. Su questi ultimi non lesina ironie e stroncature, gettando molti sassi nello stagno. Boggi però indica anche aspetti positivi e vie d’uscita.
Ho trovato interessanti le sue analisi perché la cultura storica della moda, in cui si concentrano eccessivi unanimismi,  ha un bisogno vitale di qualche voce fuori dal coro. Solo analisi realistiche e disincantate possono aiutare la costruzione di nuovi percorsi. E’ un dovere di chi opera nella formazione dei giovani alle molteplici professioni della moda, fornire loro un’immagine realistica, che possa affiancare e corroborare la grande passione che portano dentro, che ha bisogno di esprimersi a pieno ma anche di essere educata e guidata oltre le illusioni e le scorciatoie dei facili successi. 

Galliano Crinella



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‘Mercanti Di Moda. Processo Agli Stilisti’ (Fashion Merchants. Fashion Designers On Trial – Lubrina Editore – 1997) is a small volume chock-full of information and thesis about the ups and downs of the Italian fashion world in the second half of the 20th century.
The author was Sean Blazer, nom de plume of Paolo Boggi (of Boggi fame). A critical analysis, interesting from a sociological as well as economic point of view, about the forms and procedures that, as he stated, had marked the glamorous, "drugged" rise of  the Made in Italy and its controversial players, the designers. A bold statement, which arose from the deep knowledge of the fashion world, its strengths and, above all, its limits.
       He was outspoken describing the rules of profit, which he specify as "alchemy of transmuting rags into cash." A system that lasted for decades, supported by marketing campaigns - an element on which Boggi focuses on for quite awhile - which made the product and its features secondary subordinate towards the idea of fashion as a dream with emotional impact. A type of communication that is the opposite of knowledge; enemy of the ideas. Advertisements that transform the weak parts into points of strength along the way to the customer.
       Nowadays it’s different although the climate of the "heroic" years remains. Poveri con la Griffe. Il Lusso Coatto e il Ritorno al Valore Intrinseco (The Poor With Luxury Brands. Compulsory Luxury And The Return To The Inherent Value) is the title of the latest effort by Paolo Boggi (Lubrina Editore). Here Boggi reprints the Italian Constitution because, in a time that requires new responsibilities in the face of an ongoing economic crisis and the hassles to maintain the living standard of the past, "The Constitution is the most important attire of society, a garment that cannot be missing from a gentleman's wardrobe." A thought-provoking statement: a necessary call for shared rules, realism and values the Italian Constitution stands for.
      Boggi therefore does not see himself into the rhetoric of the Made in Italy nor in the celebration of the Italian creativity, in this case God-given to the great Italian designers. He is making fun of them, not afraid of stirring things up. All the same he points out some positive facts and escape routes.
I found his analysis interesting because the fashion culture, where unanimity reigns, is in desperate need of a "maverick" voice.  Only true and disenchanted analysis can help build new paths. It's duty of teachers to prepare young people to face the many professional sectors of the fashion world; to provide them with a realistic view that can complement and support the great passion they have, which needs full expression, but also to guide them away from the illusions of shortcuts and easy money.

Galliano Crinella
President of the Undergraduate Course in Fashion Design at the University "Carlo Bo", Urbino, Italy.


 

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