THE SHOEMAKER: AN ANGRY ANARCHIST



1906 | Milanese footwear factory

[English text below]


Andare a produrre scarpe in fabbrica? La soluzione contro la deriva anarchica e la crisi della civiltà.
[Da “l’Almanacco Italiano”, anno 1906, R.Bemporad e figlio Editori]

“…Il calzolaio, questo padrone di sé stesso, come egli ama chiamarsi[…] siccome il guadagno che può realizzare su ogni paio di scarpe commissionategli dal principale che tiene negozio, è spesso insufficiente ai bisogni della famiglia è costretto a lavorare nella stessa camera che serve da pranzo e da letto, o in un bugigattolo che è anche peggiore, nella stessa aria della notte, tra il fumo della pentola, e il sossopra messo dai numerosi marmocchi, 12, 13, 14 e spesso anche 16 e 18 ore al giorno, sempre chiuso, curvo, attanagliato a quella forma che gira e rigira tra le mani finché non sia compiuta e perfetta.

Egli passa così la vita isolato, senza contatti che aprano il suo cervello alle correnti sane della vita, e si intristisce, si invelenisce nella solitudine miserabile della sua povera abitazione-laboratorio, e ne vengono poi, a compenso quegli scatti, quelle intemperanze che fanno del calzolaio un abitudinario della vacanza del lunedì, e, appena può, della bettola, e politicamente un anarchico iroso contro tutto e contro tutti, mentre d'altro canto la tubercolosi ne miete di preferenza l'esistenza trovando una facile preda nel suo corpo indebolito dal lavoro in un ambiente malsano. Eppure è così fatto l'adattamento a questo genere e modo di lavoro, che il calzolaio mal si induce a cambiarlo per uno migliore, se non vi è costretto a forza.”


Working in a footwear factory? The solution against the anarchist drift and the Crisis of Civilization
[From ALMANACCO ITALIANO - 1906 - Published by R. Bemporad & Son.]

"The shoemaker, this master of himself, as he likes to call it […] as the meager gain from each pair of shoes, commissioned by the store holder, is often insufficient for the needs of his family, he is forced to work in the same room that serves as dining and bedroom, or in a closet which is even worse, in the same night air, with the smoke of the pot, in a space put upside down by many brats, 12, 13, 14 and often even 16 and 18 hours a day, always closed, curved, gripped to the form that goes round and round between his hands until it is complete and perfect. 

He spend his life so isolated, without contacts that might open his brain to the currents of a healthy life, and he become sad, poisoned by the miserable solitude of his poor house-laboratory and, to compensate this, those outbursts, those excesses that forces him to take holiday on Monday and, as soon as he can, to go to the tavern and to become an angry anarchist against everything and everyone, while on the other hand the tuberculosis reaps his existence finding an easy way into his body weakened by unhealthy work environment.  Yet the shoemaker is so adapted to this kind of work, that he is leaded to a change for better only if it happens by force"



March 1948
The shoemaker as a
HERO

 

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