ANSELMO RONCHETTI | ARTEFICE EGREGIO | PART 4

THE ANSELMO RONCHETTI INDEX
By Irma Vivaldi                           

[English text below]

Anselmo Ronchetti | Portait

ARTEFICE EGREGIO, così Ugo Foscolo definiva Ronchetti. Quanti talenti artigianali possono vantarsi di esser stati celebrati dai più famosi poeti del loro tempo come lo fu quello per le calzature di Anselmo Ronchetti?




Il poeta milanese Carlo Porta era certamente uno degli ammiratori più appassionati e simpatici. Sofferente di gotta, apprezzava particolarmente la comodità delle calzature di Ronchetti, tanto che nel 1817, gli dedicava così un’edizione delle sue opere:

 L’autore all’amico Ronchetti, in segno di amicizia e di vera gratitudine universalmente da esso sentita dalla testa fino ai piedi:

”Se il mio capo sul busto torreggia,
E s’atteggia - al cangiar degli oggetti,

Sol lo ebbe alla forza del piè;

Ma se il piè regge franco e passeggia 

A chi deggia non v’è, mio Ronchetti, 

Che alle scarpe e a stivali di te.”


Vincenzo Monti 

Tra i tanti altri anche Vincenzo Monti era grato al Ronchetti che gli aveva fatto:

“scarpe e pantofole piuttosto da Papa e da Re che da povero poeta apoplettico, al quale non è rimasta neppure la facoltà di ringraziarvi quanto dovrei e vorrei”.
[Monza, 30 Agosto 1827]

Giuseppe Parini gli lasciò in un affettuosa citazione testamentaria: "un bastone, un orologio a pendolo, alcuni libri, tra i quali il mio Dante, per avermi calzato e non storpiato, sebbene la natura mi sia stata avara nel darmi dei piedi malfermi. Addio, mio Badè, a ben rivederci quando ci ritroveremo nel seno del Padre Eterno!" [cit. in: "II Parini e Brera: l'inventario e la pianta delle sue stanze; la sua azione nella scuola e nella cultura milanese nel secondo Settecento" di Augusto Vicinelli, Ceschina, 1963]


La produzione di Ronchetti spaziava in tutti gli ambiti della calzatura e in tutti riscuoteva grandi successi. Alessandro Gianetti, ad esempio, in "Trentaquattro anni di cronistoria milanese (1825-1859)" ricordava come una vera e propria ossessione modaiola femminile del tempo che "un bel piede per la danza non sarebbe scorso leggiero, se non calzato dalle scarpe a lungo sospirate dal Bianchi, dal Beltrami o dal Ronchetti". 


Altra specialità di Ronchetti erano gli stivali da caccia 

"fatti in modo da non spinare gli amatori di quest’interessante divertimento”.
[lettera del 22 gen 1827 all’amico scultore Bertel Thorvaldsen]. 


E poi le scarpe eleganti che premuroso confezionava per le occasioni ufficiali degli amici.


"le spedisco due paja scarpe uno delle con fibbie per le visite al nuovo Pontefice" 
[lettera del 21. Feb 1829 a Bertel Thorvaldsen];


"i Ghettini di nuovo mio gusto"
"una beretta pure essa di nuova mia invenzione lavorata in un sol pezzo con pelle dei nostri giumenti Italiani." 
[lettera 11 ottobre 1832 a Bertel Thorvaldsen]
O ancora stivali con speroni a scomparsa e un curioso tipo di stivali forniti di nascondiglio portaoggetti, creati per cavalieri e viaggiatori, che potevano riporvi gli oggetti personali. Fra i committenti, anche Alessandro I imperatore di Russia.

Ronchetti era un artigiano di tale successo, che vantarsi di esserne stati allievi era un mezzo per farsi pubblicità, come dimostrano gli annunci pubblicati da Francesco Overa sulla Gazzetta Piemontese, come questo del 1833.

Francesco Overa | Ronchetti's student
Shoemaker


Dopo la morte di Ronchetti però per la sua arte fu dimenticata. O quasi.

Una sola creazione di Ronchetti non ha conosciuto l'oblio, ossia i "Ronchettini". L’invenzione risale circa all’epoca della dedica già citata di Carlo Porta. Fu infatti ispirata a Ronchetti da uno dei suoi clienti, Franz Josef Saurau, che fu in Italia come governatore di Milano e poi della Lombardia fra il 1814 e l’inizio del 1818. 

Durante una conversazione, Saurau lamentava i problemi di gelo invernale agli arti inferiori dei dignitari di corte, costretti per etichetta ad indossare solo calze e scarpe. Da qui l’idea di creare uno stivale/calza, indossabile anche con l’abbigliamento formale. 

Anche per i Ronchettini grandissimi gli elogi dei contemporanei:  pare che fossero il massimo in termini di comfort. Magari a volte erano fin troppo aderenti... Un’idea in merito ce la dà involontariamente il povero Vincenzo Monti, ormai settantenne acciaccato, vittima di un incidente domestico:

"Nel cavarmi ieri sera i ronchettini, il mio servitore l'ha fatto con tanta grazia, che m'ha scorticato fieramente il garretto, sì che m'è tolto il poter calzare, non che gli stivali, le scarpe".
[Inviata a Madame Cattina Zajotti, Milano, 1824]




A proposito dei Ronchettini, questo è un loro modello… Con e grazie al Ronchetti si può dire che nasca la “Calzatura italiana da esportazione”. Questo modello è infatti la soluzione che Ronchetti aveva escogitato per poter produrre calzature ai suoi clienti lontani, non solo in Italia ma in tutta Europa. In pratica il suo sistema consisteva in questo: aveva fatto incidere su una lastra di rame una forma del piede e della gamba e il cliente doveva prendersi le sei misure richieste e rimandare il tutto a Ronchetti,  che produceva e spediva. In Francia, Germania, Russia…


Come diceva il Porta:

Basta dì che on Ronchett 

l’instrivalla tutt l’ann Re e Imperator

e che a Londra e Paris ne fan l’onor

(Continua)

ANSELMO RONCHETTI
NAPOLEON'S SHOEMAKER
I N D E X





EMINENT ARTIFICER, so the poet Ugo Foscolo used to call Ronchetti. How many crafmen have been celebrated by the most famous poets of their time as it was Anselmo Ronchetti?


The Milanese poet Carlo Porta was certainly one of the most passionate admirers. Suffering from gout, he particularly appreciated the comfort of Ronchetti shoes, so that in 1817, he dedicated him an edition of his poems:

The author to his friend Ronchetti, as a sign of true friendship and gratitude universally felt from head to toe:
 



Towers my head from the top of my bust
and disposes itself with the change of the moods
only thanks to the strength of my foot
To stand steady and walk free for my foot
my Ronchetti, so grateful to whom be I should
but for boots and for shoes made by you?


Vincenzo Monti

Among many others, Vincenzo Monti was grateful to Ronchetti that had made him

“shoes and slippers more appropriate to a Pope or a King than to a poor apoplectic poet, who hasn’t even the  ability to be thankful as I should and I would like to be” [Monza, August 30, 1827]



Ronchetti’s production ranged in all footwear areas, always very successful. Alessandro Gianetti, for instance, in his "Thirty years of Milanese history (1825-1859)" remembered as a true female obsession for fashion that: 


"a nice foot would not have slided for dance, if not worn with the shoes long sighed by Bianchi, Beltrami or Ronchetti"


Another speciality by Ronchetti were boots for hunters

“made so as not to let keep thorns to people keen on this interesting fun”. 
[letter to his friend, sculptor Bertel Thorvaldsen January,22 1827]
And then the shoes made thoughtfully for his friends' official occasions


“I send you two pairs of shoes, one with the buckles for the visits to the new Pontiff.”  
Or  
“Little spats according to my new taste”

“a beretta, a new invention of mine, worked in one piece with the skin of our Italian beasts of burden” [October 11, 1832 to Bertel Thorvaldsen]


And also boots with foldaway spurs and a curious kind of boots supplied with a little hiding-place, created for riders and travellers to store their personal items. Among the customers for this item, also the Emperor Alexander I of Russia



Ronchetti was a craftsman with such a success that his apprentices declared him as their teacher to get publicity, as seen in this ad printed in the daily Gazzetta Piemontese by Francesco Overa (1833).






After his death, however, Ronchetti and his art were soon forgotten. Well, almost.


One creation skipped the oblivion, the "Ronchettini”. The invention dates back to the time of the aforementioned dedication by Carlo Porta. Ronchetti was inspired by one of its customers, Franz Josef Saurau, governor of Milan first and then of Lombardy between 1814 and early 1818.

During a conversation, Saurau lamented the problems caused by winter frost to the lower limbs of the court dignitaries, forced to wear only socks and shoes for etiquette. Hence the idea of creating a boot / sock which could be worn with formal attire.


T
he Ronchettini gained great praises by his contemporaries because it seemed that they were the ultimate in comfort. Maybe sometimes they were a bit too adherent… Unintentionally the poor Vincenzo Monti gives us an idea about it. When he was seventy years old and feeble, he  fell victim of a domestic accident:
“Last night, while taking me off my Ronchettini , my servant did it with such a grace, that he grazed deeply the back of my heel, so that I’m no more able to wear not only the boots, but also my shoes. [letter to Madame Cattina Zajotti, Milan, 1824]
Talking about the Ronchettini, this is the model. Thanks to Ronchetti the "Italian export footwear" was born. This model in fact is the solution devised by Ronchetti in order to produce shoes to his customers, not only in Italy but across Europe. The system worked this way: he had engraved on a copper plate a shape of foot and leg; the customer had to take his six required measures and to return the plate to Ronchetti, which produced and shipped. In France, Germany, Russia ...


In the words of Carlo Porta: 
“Let just say that Ronchetti make Kings and Emperors wearing his boots all year round, and London and Paris do justice to him”.
(4th of a series)

ANSELMO RONCHETTI
NAPOLEON'S SHOEMAKER
I N D E X


 

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