DESIGNER LUIGI PROVERBIO | TANAGRA/YVES JEAN CLAUDE | THE BEGINNING |

Gerolamo Proverbio classe 1911, padre di Luigi Proverbio, nel 1924 iniziò a lavorare a Parabiago presso un’azienda che produceva scarpe da donna solettate a mano. Erano anni in cui in nell’area stavano nascendo molte aziende calzaturiere, soprattutto di tipo artigianale, molte delle quali destinate a scomparire durante la crisi economica di fine anni ’20.
Qualche anno dopo, Gerolamo passò al Sullana, un calzaturificio fondato all’inizio degli anni ‘20 da Angelo Sciuccati in via Lampugnani a Cerro Maggiore. Il Sullana fu uno dei primi calzaturifici cerresi e uno dei più significativi per la qualità della produzione; da lì presero avvio, nel corso degli anni, le aziende dei figli di Angelo Sciuccati: il calzaturificio Titano, di Paolo Sciuccati e il calzaturificio Felice Sciuccati, poi diventato Alfiere.

Luigi Proverbio's father Gerolamo, class of 1911, started in 1924 to work in Parabiago at a company that manufactured women's shoes. Footwear companies in the area were blooming, especially shoe artisans, but many of them were going to be hit hard by the economic crisis of the late '20s. 
A few years later, Gerolamo got hired by Sullana, a shoe factory founded in the early '20s by Angelo Sciuccati in Cerro Maggiore, Milan. The Sullana was one of the first shoe factories in Cerro Maggiore and its quality production was highly regarded; over the years from Sullana stemmed two other shoe companies led by Angelo Sciuccati's sons: the shoemaker Titano by Paolo Sciuccati and the Calzaturificio Felice Sciuccati later renamed Alfiere.


1969 | Tanagra | Paris
Gerolamo Proverbio at work

Gerolamo Proverbio divenne capofabbrica al Sullana e nella stessa fabbrica, a soli 9 anni, Luigi Proverbio iniziò a lavorare nel 1945. Era stato introdotto - controvoglia - dal padre che avrebbe preferito il figlio impegnato negli studi. E quindi, nel tentativo di farlo rinsavire, l’aveva affidato come garzone al sig. Marino, l’addetto alla tintura delle scarpe, che aveva il compito di fargli comprendere con le buone o le cattive maniere com’era duro lavorare senza particolari competenze. Il trattamento sortì gli effetti desiderati e riuscì a far tornare a Luigi la voglia di studiare segnando l'inizio del percorso che lo avrebbe portato a diventare un modellista.

Gerolamo Proverbio became foreman at Sullana, and in the same factory the nine years old Luigi Proverbio began to work in 1945. His father wasn't up for it, in fact he wanted Luigi in school to get a decent education. So in attempt to get him to come to his senses, Luigi has been assigned to assist Mr. Marino, the tough man in charge of the dying process, now with the mission to make the kid begging to come back to school. The simple plan worked out and Luigi looked at school in a different way marking the beginning of the path that would lead him to become a designer.


2014 | Luigi Proverbio
At his workshop, hooked on an old magazine
Photo by Irma Vivaldi

Come molti altri giovani ambiziosi in quegli anni del dopoguerra, Luigi Proverbio di giorno lavorava e di sera studiava. Frequentò la “G.Maggiolini” di Parabiago, un’istituzione fondata all’inizio del ‘900, che organizzava “Corsi Liberi Serali di disegno, meccanica e calzatura”, prima di diventare negli anni ’50 vera scuola professionale, sede di esami di Stato per modellisti della calzatura, come distaccamento dell’Istituto Carlo Cattaneo di Milano.
Il primo corso fu quello di Tagliatore, che per Luigi ebbe un impatto fondamentale: 

“mi misero davanti la pelle di una mucca e la prima cosa che mi insegnarono era riconoscere le varie parti. Solo dopo aver imparato quello, vedevi quale parte si usava per ogni componente della calzatura. E poi bisognava conoscere la pelle alla perfezione, anche perché non doveva essere sprecato neanche un pezzetto. Se volevi fare le scarpe allora dovevi iniziare dall’ABC. Oggi vogliono fare tutti gli stilisti e non sanno nemmeno da dove si comincia il lavoro.”
Così fu per Luigi e così fu per altri vecchi maestri come viene ricordato da Jerry Miller nel suo memoriale "The Wandering Shoe"


Like many other ambitious young men in postwar Italy, Luigi Proverbio would work at day and study by night. He attended the courses at the "G.Maggiolini" Parabiago, an institution founded in the early '900. In the beginning it organized "Evening Open Courses Of Drawing, Mechanics and Footwear"; then in the 50's the school became a certified technical school as a department of Milan's Carlo Cattaneo Institute. The first lesson was Cutting, an eye opener for Luigi:

"They put me in front of the skin of a cow and the first thing they taught me was to recognize all the parts. Only after you have mastered that, you could see which part is used for each component of the shoe. And then you had to know your skin down to a T, because it was precious material, not a single bit to be wasted. If you wanted to make shoes then you had to start from the very beginning. Today everybody's a designer and they don't even know where to start".
So that's the way it was for Luigi sharing the same destiny as other old Italian masters as brilliantly recalled by Jerry Miller in his memoir "The Wandering Shoe".


Shoemaker's knife | trincetto

Nelle Filippine e in Cina tagliavano le pelli con le forbici, la tecnica con il taglierino era loro sconosciuta. Mi accompagnavano nel viaggio Fernando Caovilla, che è probabilmente il migliore calzaturiere del nord Italia; Mario Bologna da Riccione, noto per i suoi meravigliosi sandali e Vittorio Pollini, il maestro degli stivali da San Mauro Pascoli. Erano con me nelle Filippine per vedere cosa stavo facendo e hanno finito per insegnare ai filippini come si taglia la pelle. Ha cominciato Fernando - che probabilmente non aveva tagliato una sola scarpa negli ultimi venticinque anni - e subito dopo Mario. Tutti e tre hanno estratto il loro taglierino cominciando a spiegare … potevano fare tutto. Sono stati addestrati come calzolai nel vero senso della parola e, anche se sono a capo di grosse aziende, non hanno mai dimenticato l'istruzione di base.

In the Philippines and China they cut shoes with scissors. They aren't familiar with the knife techniques. With me on the trip was Fernando Caovilla, who is probably the finest shoemaker in the north of Italy; Mario Bologna, who is one of the great sandal makers from Riccione; and Vittorio Pollini, master bootmaker from San Mauro Pascoli … we were all in the Philippines together on tour to see what I was doing, and ended up teaching the Filipinos how to cut leather. At first it was wonderful. Fernando started to cut shoes and I bet he hadn't cut a shoe in twenty-five years. Mario also. But they all got out their knives and started to demonstrate … they could make anything. They were trained as shoemakers in the full sense of the word and although they became successful heads of big business, they never forgot - they stuck to their last and their basic training.. 
From: The Wandering Shoe | My Goodfriends, NY 1984

INTRODUCING DESIGNER LUIGI PROVERBIO
TANAGRA/YVES JEAN CLAUDE
CERRO MAGGIORE, MILAN


LUIGI PROVERBIO
1970 | Yves Jean Claude
PART 1 | PART 2

 

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