THE SHOEMAKER TURCONI | OLIMPIC | HISTORY OF | PART 2/3

Il calzaturificio già negli anni '40 era una realtà industriale importante nel territorio legnanese e il nome del CALZATURIFICIO TURCONI compare nell’atto costitutivo tra le 25 ditte industriali che diedero vita alla nuova Associazione Legnanese dell'Industria:

Il 4 maggio 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra, venne istituito un Comitato Industriale provvisorio avente, fra l'altro, lo scopo di «prendere e mantenere contatti ed accordi circa le varie questioni di interesse collettivo».

[Da: A.L.I - Dieci anni di attività 1945-1955 – Legnano, 29 Maggio 1955]


The shoe factory Turconi was one of the most important production sites in the Legnano area starting from the 40s: the name CALZATURIFICIO TURCONI appears in the foundation act of the association made up by 25 industrial companies from the north area of Milan):

"May 4, 1945, few days after the end of WW2, a provisional Industrial Committee was established. Among others things, its aims were to «take and maintain contacts and agreements on various issues of collective interest»."

Taken from the memorandum of the 25 industrial firms that gave birth to the new Industrial Legnanese Association (1945). Among them the CALZATURIFICIO TURCONI.

[From: A.L.I - Dieci anni di attività 1945-1955 – Legnano, 29 Maggio 1955]


1965 | TURCONI - OLIMPIC
Legnano, Milan

La popolarità del marchio Olimpic negli anni '50 era diffusa, come testimonia la distribuzione dei prodotti in vari Stati europei e la necessità di pubblicare diffide su quotidiani nazionali, per ribadire la proprietà del marchio Olimpic. Una testimonianza arriva anche da Renzo Rossetti, fondatore di "Fratelli Rossetti", che citò il calzaturificio Turconi nelle sue memorie come uno dei più importanti dell'area di Parabiago. 

Anche a detta di Rossetti, uno dei punti di forza del calzaturificio Olimpic Turconi negli anni del dopoguerra fu la presenza del modellista Paolo Colombo. Dotato di ampia tecnica ed esperienza, Colombo era conteso fra i calzaturifici della zona e non disdegnava collaborazioni extra oltre al suo lavoro presso l'Olimpic, come quella appunto per i Rossetti. Forse per questo si era anche un po' montato la testa: 

Mio padre teneva moltissimo ad averlo: per non farselo scappare arrivò fino al punto di regalargli una Vespa, ma poi Colombo se ne andò comunque. Quando ci ripensava, mio padre diceva sconsolatamente: 'Se gh'o de dì, adèss el se fa anca ciamà Paul' (Cosa vuoi che ti dica, adesso si fa anche chiamare Paul).
Bianca Maria Turconi



The Turconi-Olimpic brand gained popularity in the 50s: it was distributed in many European Countries and it was needed to publish warnings in national newspapers to protect the Olimpic’s trademark ownership. 

Renzo Rossetti, - founder of "Fratelli Rossetti" - recalled the Turconi shoe factory in his memoirs as one of the most important of the Parabiago area. According to Rossetti, one of the strengths of the shoe factory Olimpic  was the free agent designer Paolo Colombo in the postwar years. With his experience and technique, Paolo Colombo was contended among the local shoe factories and he did not disdain extra work in addition to the one at the Olimpic, such as a collaboration with Renzo Rossetti himself. Maybe that's why Colombo got big-headed: 

My father cared a lot Colombo's collaboration: not to have him going away, he went as far as to  buy him a Vespa as fringe benefit, but then Colombo resigned anyway. Years later, thinking back to him, my father used to say forlornly: "What can I say, he now wants to be called 'Paul'!". 
Bianca Maria Turconi


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OLIMPIC TURCONI
LEGNANO, MILAN
I N D E X



1956 | Olimpic - Turconi
Look out for fake Olimpic | newspaper ad

 

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